Alto Monferrato: una domenica in Val Bormida

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Vi va di venire con me a fare una gita domenicale in auto?

Vi voglio accompagnare su un tragitto ad anello che molti sportivi percorrono in mountain bike tra colline boscose, vigne, noccioleti, paesaggi incantevoli, storia e gusto.

Il punto di partenza è Acqui Terme, dalla quale risaliamo il corso del Bormida fino a Bistagno, dove confluiscono i due rami del fiume, e da qui seguiamo le indicazioni per Monastero Bormida, la nostra prima tappa: preparate la macchina fotografica!

Monastero Bormida: dal lavoro e la preghiera dei benedettini a possente maniero

In questo luogo poco dopo l’anno mille si insediarono alcuni monaci benedettini che iniziarono a coltivare e a costruire il loro monastero, appunto. Ora questo non esiste più, o meglio, è diventato nei secoli un bellissimo castello medievale nel tempo rimaneggiato. Conserva il suo impianto primitivo con tanto di torri e la sua struttura è ancora molto possente ma sono state aggiunte una facciata secentesca ed una graziosa loggetta rinascimentale che lo hanno ingentilito un po’.

Monastero Bormida: dal lavoro e la preghiera dei benedettini a possente maniero

Il campanile, che fu della chiesa abbaziale, diventato poi torre campanaria, è ancora lì intatto, collegato al castello da un ponte ad arco molto raro. Click!

IL campanile e il ponte ad arco del Monastero Bormida

E’ meglio accedere alla piazza del castello dalla caratteristica alzata a ponte (ne avevo vista una simile a Castelnuovo Calcea), una sorta di rampa che conduce a quella che fu la porta d’entrata al borgo, molto scenografica. La rampa è collegata in linea d’aria ad un ponte romanico in pietra. Qui i selfie si sprecano anche perché accanto al ponte c’è una piccola Panchina del Cuore che invita ad ammirare il paesaggio e rimanda ad una panchina ben più grande, situata sulla collina di fronte, in Regione San Rocco.

Sempre vicino al ponte diverse palette segnavia indicano alcuni percorsi a chi pratica trekking: la rete dei sentieri è molto vasta e mi attira quello segnalato in giallo: il “Sentiero delle cinque torri”. Oggi però non ho tempo di camminare, voglio terminare il giro in serata e quindi raggiungerò in auto alcune località interessate dal percorso.

Proseguiamo verso Bubbio, Loazzolo, famoso per i suoi vini, quindi le borgate di Cessole, Vesime e vediamo in lontananza la torre di San Giorgio Scarampi. E’ il territorio delle “Langhe Astigiane”, aspro, con rilievi elevati ed offre scorci stupendi su fenomeni erosivi provocati dal fiume nel terreno tufaceo: i calanchi. Click! 

I fenomeni ersivi delle “Langhe Astigiane”,

Immersi in questa bellezza naturalistica proseguiamo fino a Roccaverano, la nostra seconda tappa.

Roccaverano, alta sulla Val Bormida

Questo borgo si trova a 759 metri s.l.m. ma se vogliamo andare ancora più su e vedere un panorama grandioso, possiamo arrampicarci gratuitamente sulla scala a pioli della torre, alta 30 metri, che si trova in centro paese, in un giardino ombroso (ce l’avete il grandangolo?). La torre è a base circolare, molto solida ed era utilizzata come punto di avvistamento e strumento difensivo. Per questo la porticina d’ingresso è posta a sette metri da terra: probabilmente vi si entrava usando una scaletta mobile che veniva ritirata all’interno in caso di attacco. La torre faceva parte di un castello, del quale però rimane solo un muro, le cui finestre bifore si affacciano sulla piazza. Anche i visitatori possono affacciarsi grazie ad una struttura nuova in legno e metallo, fatta di passerelle e scale. Dalle finestre del castello si vede bene la Chiesa cinquecentesca, la cui facciata è attribuita al Bramante. Dedicata al Bramante è anche l’osteria della piazza, dove vi offro un ottimo gelato alla nocciola, d’obbligo da queste parti.

La vera specialità del paese però è la Robiola di Roccaverano D.O.P., un formaggio prodotto solo in queste valli da una razza di capre unica, la capra camosciata che, secondo la leggenda, sembra sia giunta in Italia al seguito dei Saraceni. In ogni caso il formaggio è buonissimo e si può acquistare in alcune aziende agricole o presso il Consorzio della Robiola di Roccaverano D.O.P.

Siamo al giro di boa del nostro percorso ad anello e ci dirigiamo verso Spigno Monferrato, accompagnati dal profumo delle ginestre che scorrono accanto al finestrino assecondando quest’altra valle del Bormida che ha un andamento più tortuoso. Piano piano si scende di quota arrivando alla terza tappa.

Spigno, profumo di ginestre e percorsi cinematografici

Qui voglio assolutamente passare su un ponte duecentesco da film: il Ponte di San Rocco, con tanto di cappelletta e postazione per il gabelliere, fantastico! Sembra di essere tornati indietro nel tempo. Alzando gli occhi verso il paese arroccato noto la Parrocchiale di Sant’Ambrogio in stile ligure, da vedere anche solo per la bellezza del suo sagrato erboso.

Bene, il nostro giro è terminato: vi è piaciuto? Torno ad Acqui con un sacchetto di nocciole, due bottiglie di Barbera d’Asti, la Robiola di Roccaverano e la memoria della macchina fotografica strapiena.

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Simona Martinotti

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