La regina castagna, il re Marrone: 9 cose da sapere sulla castagna italiana

La castagna è la Regina del Bosco, il Marrone il Re del sapore contadino. Frutto fondamentale per la nostra cultura ed economia alimentare, ha sfamato in momenti difficili, ma sa essere anche prelibatezza raffinata. 
In tempi di sagre e feste della castagna, 9 cose da sapere sulla castagna italiana. 

La castagna italiana: 9 cose da sapere

1 - Un decreto regio descrive la differenza tra Castagna e Marrone

Un decreto regio del 1939 descrive le differenze tra castagna e marrone: per la prima volta si definisce che la castagna è il frutto della pianta spontanea, il marrone quello della pianta coltivata, eventualmente migliorata con innesti. 

2 - Stavamo quasi per perderla, ma è tornata a popolare i nostri boschi

Un tempo era alla base dell’alimentazione comune, Giovanni Pascoli la definiva per questo “L’Italico albero del Pane”, e nel 1911 si arrivò alla produzione di ben 829 milioni di chili. Ma questa produzione è oggi una chimera, non solo perché la superficie di boschi e aree coltivate è drasticamente diminuita, ma anche perché per alcuni anni un insetto di origine cinese, il Cinipide Galligeno, ha infettato i nostri boschi causandone quasi la scomparsa. Dopo una lotta di anni operata immettendo nei boschi un insetto rivale, dal 2018 la Castagna è tornata a popolare i nostri boschi e le nostre tavole a prezzi nuovamente accettabili, con una produzione annuale di circa 30 milioni di chili

3 - Tanti modi di dire castagna

Poliziano nella Ballata Io ho rotto il fuscellino raccoglie la tradizione misogina de “La donna è come la castagna, bella di fuori e dentro la magagna”, e forse non tutti sanno che il “Cogliere in castagna” è in realtà una cattiva interpretazione dell’originale cinquecentesco “cogliere il marrone”, in cui il marrone è però “errore”. 
Un pugno ben assestato è “una castagna”, ma lo è anche l’organo sessuale femminile, e non dimentichiamo che “I maroni” non dovrebbero mai essere rotti! 
Il detto “cavare le castagne dal fuoco” deriva invece dalla favola di La Fontaine, che racconta di come una furba scimmia si fece prendere le castagne che arrostivano sul fuoco da un gatto, senza quindi bruciarsi. 

4 - Le origini misteriose del suo albero

L’albero del castagno è di casa, e tendiamo a credere che sia sempre stato così. Ma l’albero fruttifero ha in effetti origini che si perdono nella notte dei tempi e rimangono in gran parte oscure. Viene probabilmente dall’Asia Minore, in particolare dalla regione del Caucaso, e se senz’altro da sempre si è diffuso con la nostra civiltà, le tecniche di coltura e l’ampiezza del territorio di coltivazione lo hanno probabilmente allontanata molto dalla pianta naturale.  

5 - Le IGP e le DOP festeggiate nei loro paesi

Esistono 4 diverse denominazioni sparse per tutto la penisola, che identificano particolari e ben definite qualità di 4 tipi di castagna italiana: 

La castagna IGP di Montella 

La castagna IGP di Montella

La castagna IGP di Montella

Ci troviamo sull’Appenino Avellinese, dove si trova questa bella castagna, premiatw dall’Europa nella prima assegnazione di DOC già bel 1987. Particolarmente apprezzata per fare i Marron Glacés, ma anche per la caldarrosta, si festeggia con la Festa della Castagna a Montella, di solito intorno all’inizio del mese di Novembre. 

 

La Castagna di Cuneo

La Festa Nazionale del Marrone di Cuneo festeggia l’IGP dei monti che sono compresi nella provincia di Cuneo, apprezzata sia nella versione fresca che essiccata, quando viene posta in contenitori  detti «secou». 

La Castagna del Monte Amiata

Sono numerose le feste che festeggiano la Castagna che si trova tra le provincie di Siena e Grosseto alle pendici del Monte Amiata, durante i mesi di Ottobre e Novembre. L’IGP è caratterizzata dalle grandi dimensioni e spesso trattate con un processo che richiede l’immersione in acqua e la successiva essicatura, che le dà un sapore dolce soprattutto quando arrostite. 

 

 La Castagna di Vallerano 

Il calderone della Festa della castagna di Vallerano ph. mangiaebevi.it

Il calderone della Festa della castagna di Vallerano, ph. mangiaebevi.it

L’unica DOP in Italia dal 2009 viene festeggiata nei fine settimana del mese di Ottobre e il primo di novembre durante la Festa della Castagna di Vallerano, durante la quale si allestisce un grande calderone che sforna a ciclo continuo cartocci del frutto prelibato di questa località della Tuscia, antica terra etrusca. 

6 - Sull'Etna, il leggendario castagno "dei cento cavalli"

Castagno dei Cento Cavalli, Jean-Pierre Houël ca. 1777.

Alle falde dell’Etna si può ammirare il millenario castagno “dei cento cavalli”, così chiamato perché si dice che sotto le sue fronde potevano ripararsi cento persone a cavallo o un intero gregge di pecore. La leggenda deriva da una leggenda che vedeva la Regina Giovanna d’Aragona, in realtà mai passata di qua, fermarsi sotto la chioma di questo immenso, meravigioso albero insieme al suo seguito di cento cavalieri durante una battuta di caccia, in una notte burrascosa.

La storia è fantasiosa, ma la meraviglia è stata riconosciuta dall’UNESCO quale “Monumento Messaggero di pace”.

7 - Le leggende del Riccio

Le leggende sull’origine dei Ricci sono tante, generalmente legate alla tradizione popolare della fame risolta con questo frutto così diffuso, come una manna, nel territorio italiano.  Tra le storie  molto belle, ne scegliamo una: In un piccolo paese di montagna gli abitanti erano molto poveri e pregavano Dio di mandare loro qualcosa per sfamarsi. Il buon Dio, diede loro la pianta di castagno per nutrirsi e sfamarsi, il Diavolo però volle impedire che si potesse raccoglierne i frutti, e così li avvolse in un guscio spinoso. Dio scese in terra e con un segno della croce aprì i gusci. Da allora, quand’è stagione, i frutti di questa pianta si aprono a croce.

8 - L'antica lavorazione della farina di castagna in Lunigiana

La farina di castagne della Lunigiana nel suo caratteristico colore

Anche l’antica lavorazione della farina di castagne testimonia la storia del frutto come pane dei poveri. L’incredibile valore di questo alimento durante periodi di povertà, guerra e carestia, ha permesso la sopravvivenza a intere popolazioni. 

In Lunigiana, un particolare tipo di farina di castagne si caratterizza per la consistenza molto fine e il colore avorio-crema che si ottiene grazie ad un’antichissima tecnica di affumicatura che ha luogo nei tipici contenitori riscaldati costantemente a legna di castagno e alla molinatura con macina a pietra. Ha ottenuto il riconoscimento Denominazione di Origine Protetta – Protezione Transitoria Nazionale nel 2006, in attesa del riconoscimento europeo.

 

9 - Il Marrone in versione Glacé: prelibatezza piemontese o francese?

La nascita del marron glacé è da sempre contesa tra piemontesi e francesi, ognuno con la propria storia mai confermata da documenti reali.
Si sa che nel XVI secolo i marron glacé esistevano alla corte dei Savoia, durante il regno di Carlo Emanuele I. La ricetta del marrone candito è descritta per la prima volta nel “Confetturiere Piemontese” stampato a Torino nel 1766. Ma i francesi sostengono che François Pierre La Varenne, cuoco della Nouvelle Cuisine del Seicento, già lo menzionasse ne Le parfait Confiturier, del 1667.

Con una buona castagna, la canditura diventa una specialità anche dei confettieri genovesi, che della canditura della frutta erano esperti. 

Teresa

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