C’è un’isola nel Golfo

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L’isola Palmaria. L’isola a portata di mano. Così vicina, così lontana.

Quasi raggiungibile a nuoto da Porto Venere, l’antica colonia genovese che chiude a occidente l’ampio seno del Golfo della Spezia, ma pur sempre un’isola… Dove le auto non arrivano, dove non puoi rischiare di perdere l’ultimo battello per tornare in città; luogo da cui osservare con distacco la vita frenetica che si svolge appena oltre lo stretto braccio di mare che la separa dalla terraferma.

Il posto dove andare a fare il bagno come una volta, con l’asciugamano che a sera odora di mare ed è sporco di alghe, perché non esistono docce ove sciacquarsi… 

Dove portarsi l’acqua da bere e un pezzo di focaccia da aggredire famelici appena usciti dall’acqua, perché non esistono punti di ristoro…
Che poi non è esattamente vero: ci sono i due stabilimenti della Marina Militare al Terrizzo, di fronte a Porto Venere, e quello dell’Aeronautica al Pozzale, di fronte all’Isola del Tino. Ma per l’appunto, gli stabilimenti assorbono, come un’idrovora che risucchia il gorgo, la gran massa dei pendolari estivi, per lasciare agli amanti della natura e del mare selvaggio il resto del litorale.

C’è poi la Palmaria dei sentieri, le vecchie mulattiere lastricate, che fino a metà del XIX secolo servivano a raggiungere i coltivi terrazzati che caratterizzavano l’isola, poi adattati ad una viabilità interna di servizio alle fortificazioni di fine ottocento, costruite in difesa dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia. Forti, batterie, edifici di servizio, che ora hanno perso la loro originaria funzione ed una volta abbandonati sono stati spesso riconquistati dalla natura, enfatizzando il loro mimetismo intrinseco.
Proprio quegli edifici e fortificazioni che sono stati sdemanializzati a favore del Comune di Porto Venere. Ma non gratuitamente… Occorre ricavare il denaro che serva ad ammodernare e manutenere gli stabilimenti della Marina… Ed allora bisogna “valorizzare” la Palmaria, renderla produttiva, ricondurla al destino di tutte le altre parti del territorio. 

 

Dall'isola Palmaria , la vista sull'Sioal del Tino e il Mare aperto

La Palmaria, la “selvaggia”, l’anarchica, va anch’essa domata e ricondotta alle ferree regole del mercato.

Va imbellettata e addolcita, secondo i principi di uno sviluppo che deve essere sostenibile, ma pur sempre di sviluppo si tratta, con indicatori economici da raggiungere.

 Il Masterlan dell’Isola Palmaria, un nuovo progetto che vede l’ammodernamento e la costruzione di strutture sull’Isola.

Viene dimenticata la sua destinazione a Parco, la finalità a prescindere della conservazione … ultimo territorio libero del Golfo in cui confrontarsi con la natura, con il suo fascino ed i suoi pericoli, con lo sforzo della salita ed il brivido della discesa, dove ammirare l’evoluzione incontrastata della vegetazione, un “laboratorio didattico all’aperto” vissuto ogni anno da migliaia di studenti ed escursionisti.

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