I colori del Parco Nazionale delle Cinque Terre

I colori del Parco Nazionale delle Cinque Terre

Nel tratto di costa compreso tra Punta del Persico e Punta Mesco, una moltitudine di rocce policrome creano una varietà paesaggistica unica: anche dai colori si distingue il Parco delle Cinque Terre

Si dice che per capire bene una terra di mare, dal mare bisogna guardarla: guardando dal mare la costa del Parco delle Cinque Terre, che si estende da Portovenere a Monterosso, ciò che salta agli occhi è il Parco delle Cinque Terre è multicolore.



Le Rosse sono aprrezzate da turisti e locali per la limpidezza delle acque e per gli straordinari riflessi che le pietre disegnano nel mare. Foto Michela Chinelli

Le “Rosse“, le “Bianche“, le “Nere” sono tratti di costa chiamati così da chi ci vive per il colore caratteristico delle rocce che si specchiano nell’acqua creando effetti colorati e luminosi meravigliosi. Lo stesso toponimo del borgo di Monterosso, una delle Cinque Terre, deriva dal colore della roccia del promontorio su quale sorge il paese.

Ma quali sono questi colori e queste rocce nel dettaglio? E perché sono così vari?

La policromia delle rocce del Parco delle Cinque Terre è dovuta alla complessità della storia geologica del territorio.

Con un “piccolo” salto indietro di cento milioni di anni, scopriamo che uno scontro tra la placca europea e quella africana causò la scomparsa di un piccolo bacino oceanico detto Tetide, che venne poi riespulso in forma di ofioliti, formando il bacino ligure e provenzale, ma anche le Alpi.

Queste rocce risultato di sollevazioni, accavallamenti e incorporazioni si sono “palesate” in epoca più remota con eruzioni vulcaniche sottomarine, che dal magma a contatto con l’acqua e l’aria hanno dato luogo a formazioni ricche di ferro e magnesio colorate dal verde smeraldo al rosso, colorazioni tipiche del tratto tra Monterosso e Punta Mesco.

In epoca relativamente più recente sono quelle della “serie toscana”, un’arenaria torbidica – di solito caratterizzata da una stratificazione bianca, grigia e nera – formata da sedimenti di materiali derivati dalla sollevazione di catene rocciose detta “Macigno”. La si riconosce tipicamente nelle stratificazioni “a zebra” in tutti i borghi delle Cinque Terre, tra Riomaggiore e Monterosso.


le tipiche stratificazioni “a zebra” del Parco delle Cinque Terre

Manarola si distingue per una particolare colorazione più scura della roccia: sono sedimentazioni derivate dall’azione del moto ondoso e delle correnti costiere sui derivati dallo smantellamento di falesie rocciose.

Lo straordinario colore rosso delle “Rosse” è dovuto invece a una notevole quantità di fossili detti “ammonniti“; le rocce bianchissime delle “Bianche”, quella sulla quale si inerpica la scuola di arrampicata del Muzzerone e caratteristica anche della Palmaria e Portovenere è invece la più tipica roccia calcarea appenninica e alpina.


Manarola nel Parco delle Cinque Terre

È tra i più piccoli d’Italia, ma il più densamente popolato: il Parco delle Cinque Terre racconta una storia di continua ricerca di equilibrio tra natura e uomo.

I borghi nel Parco Naturale delle Cinque Terre sono Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso, per una popolazione complessiva di circa 4000 abitanti. La storia raccontata da questi paesi e dal territorio che li circonda è proprio quella di un rapporto complesso tra una natura non sempre bonaria ed esigenza di sviluppo economico. Gli abitanti di queste zone, per millenni hanno lavorato per rendere ogni piccola striscia di terra, spesso a picco sul mare, e contesa alla roccia, coltivabile. Oggi, il panorama offerto dai terrazzamenti e dai borghi è uno dei più suggestivi d’Italia.