Il Guerriero di Sorano, fiero guardiano della Pieve di Filattiera

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Un antico guerriero d’arenaria veglia silenzioso sulla Pieve di Santo Stefano a Sorano, gioiello di architettura romanica che si staglia, inaspettato nella sua austera bellezza, tra costruzioni moderne.

Siamo a Filattiera, all’incrocio di valli e strade, luogo solcato dal corso del Magra e dal passaggio degli uomini, sito di frequentazione e culto sin dai tempi più remoti: vi sono tracce di antichi Liguri, di una fattoria di età romana, di un abitato e di una strada tardo-antichi e di una struttura difensiva in pietra del V-VI secolo, sui cui resti si eresse una prima chiesa. Nell’Alto Medioevo, quando Sorano era centro del distretto dell’alta Val di Magra detto, appunto, fines Surianenses, il primo edificio cristiano fu sostituito da una seconda chiesa, antenata della Pieve del primo quarto dell’XI secolo che, seppur segnata da quasi un millennio di esistenza, è giunta fino a noi.

Il Guerriero di Sorano – Sorano V – Conservato nella Pieve di Sorano a Filattiera

 

Il 19 luglio 1999, durante i lavori di restauro, emerse spezzato in due parti dalla facciata in cui aveva riposato murato per secoli il Guerriero di Sorano.

Secondo un uso per noi incomprensibile, ma molto consueto in un Medioevo “affamato” di materiali da costruzione, il monolite era stato riutilizzato al sorgere della chiesa romanica come architrave di una porta laterale, occultata dai rimaneggiamenti apportati all’edificio nel Settecento.

Secoli di oblìo e vicissitudini non hanno scalfito l’arcaica forza espressiva della superba figura. Prestante nel suo metro e 78 di altezza, lo sguardo fiero ed enigmatico dritto davanti a sé, la bocca serrata, mostra con autorevolezza e orgoglio il cinturone attorno alla vita, un’ascia e due giavellotti stretti tra le mani, e una daga “ad antenne” di influsso celtico appesa al fianco destro: è armato fino ai denti, pronto alla guerra ma anche deciso a palesare il proprio ruolo nella società del suo tempo.

Non teme di mostrare anche le sue ferite: una drammatica frattura ne attraversa il dorso, e il margine sinistro è segnato da scheggiature e da rilavorazioni.

L’occhio attento degli studiosi ha rivelato una sorta di metamorfosi avvenuta nel manufatto, da una tipologia di statua stele più arcaica a una forma più “moderna”: emerso dalla pietra in una prima versione nel terzo millennio a.C., tra la fine dell’Età del Rame e quella del Bronzo Antico, il Guerriero è stato riscolpito in Età del Ferro, nel VI sec a.C., ai lati della testa (che in origine doveva essere “a calotta”, unita al corpo), per renderla più tonda, più naturalistica. Le braccia, il cinturone, le armi e le gambe sono anch’esse frutto della rielaborazione.

Non ci è dato sapere il suo nome, forse riportato dall’iscrizione a caratteri etruschi non più decifrabile, posta lungo il braccio sinistro, anch’essa frutto del “restyling” che ha portato a riscolpire diverse statue stele più antiche trasformandole da simboli di un popolo pacifico a eroici guerrieri, probabilmente segnacoli funerari che riportavano il nome del defunto.

Come suggerisce il nome scientifico di “Sorano V”, il Guerriero di Sorano non ha riposato in solitudine nel silenzio della Pieve di Santo Stefano: è la quinta delle sette statue stele di varia datazione e tipologia rinvenute nell’area, dal 1924 ad oggi. Le altre sei, come molti esemplari, hanno subito un destino altrettanto travagliato, mutilate – talvolta ridotte soltanto a frammenti – e sepolte nelle epoche successive. Non è un caso se una di queste, la Sorano I, venne ritrovata priva di testa a oltre due metri di profondità, sotto al pavimento della chiesa, con la parte anteriore rivolta verso il fondo; il Guerriero giaceva al di sopra della porta con il lato scolpito verso l’alto, in modo da non poter essere visibile a chi entrava. La Sorano VII era invece stata riutilizzata come lastra di una sepoltura ligure a cassetta nel II-I secolo a.C., forse con intenzionale evocazione degli antenati.

Il Guerriero rimase probabilmente visibile sino all’Alto Medioevo, quando con altri esemplari venne riutilizzato una prima volta, come mostrano gli incavi sulla sinistra, come parte di una qualche struttura, divenendo infine materiale da costruzione nel cantiere romanico.

Gloriose sentinelle di pietra, ritualmente disposte a presidio e segnalazione degli accessi al territorio lunigianese, per secoli le statue stele sono state nascoste, relegate alla condizione di segreti custodi di un bagaglio di credenze e tradizioni ancora in gran parte misterioso. Un mistero che, oggi che sono tornate alla luce, accresce il loro fascino ai nostri occhi.

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