Infernot: scrigno di-vino

Infernot: questa parola quand’ero bimba mi faceva un po’ paura, non lasciava presagire nulla di buono e quando il nonno diceva: – Vado nell’infernot! – immaginavo un luogo buio dal quale difficilmente avrebbe fatto ritorno.

Mi ci sono voluti alcuni anni per capire che in realtà si trattava di un luogo di delizie e che da laggiù arrivava il vino che mi facevano assaggiare a Natale.

La parola infernot è piemontese, però pare che derivi dal provenzale enfernot – prigione stretta e profonda -. In Monferrato invece è un locale sotterraneo, più o meno grande, scavato artigianalmente nel tufo o nella pietra da cantoni, una particolare roccia arenaria delle nostre colline, spesso intrisa di conchiglie e fossili. In questi locali, che di solito sono sotto case private di campagna e di paese, si conserva il vino nelle bottiglie migliori: non sono infatti cantine comuni, sono più profonde, non areate direttamente, quindi la temperatura è costante in tutte le stagioni.

Mia nonna raccontava che quando era bimba e d’estate faceva caldissimo tutta la famiglia si rifugiava al fresco nell’infernot (strano gioco di parole). Addirittura il bisnonno aveva ricavato nella roccia un tavolo con alcuni sedili, così, al lume di candela tutti potevano stare comodi a gustare il vino, pane e salame, o semplicemente a riposarsi.

La creazione di un infernot poteva durare anni, gli scavi avvenivano durante la brutta stagione, quando le attività agricole erano sospese e i contadini potevano dedicarsi a costruire con calma e secondo il proprio gusto. In quello del bisnonno ogni bottiglia aveva una sua mensola o una nicchia, che seguiva regole di simmetria alla buona e nell’insieme, con le candele accese, l’idea era quella di una cattedrale sotterranea dedicata a Bacco. Scendere lì sotto metteva davvero timore, tanto più perché si rischiava di essere riportati in superficie da due dita forti e rugose che afferravano le orecchie.

Alcuni anni fa è stato fatto un inventario su numero e tipologia di infernot: la maggioranza, costruita soprattutto tra fine Ottocento e inizio Novecento, si trova nell’area del Monferrato casalese, ad esempio a Ozzano, Sala, Ottiglio, Grazzano Badoglio, Vignale ma a Cella Monte vi è addirittura un museo che ne racconta la storia e le caratteristiche: l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni vi toglierà ogni curiosità in proposito. Le guide vi racconteranno di quando in Monferrato c’era il mare e sapranno condurvi nella visita di queste cantine speciali, Patrimonio Mondiale dell’Unesco, senza il rischio di una tirata d’orecchi.

Simona

Follow

0 comments

Leave A Reply

Related Posts

Card image cap

A Varese, l’antica tradizione di fare i Croxetti Liguri

Card image cap

UN INVITO A CASALE, SEGUENDO IL PROFUMO DEI KRUMIRI

Sarzana Doc: dentro il calice tutto il gusto di Sarzana

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies).
Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience. Cookie policy