La Polena Atalanta

Magia al Museo Navale: la polena Atalanta, bella da uccidere

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Uno dei pezzi forti della collezione del Museo Navale della Spezia è la polena Atalanta. Di lei si dice che sia tanto bella da innamorare gli uomini fino a farli impazzire.

Se andate al Museo Navale della Spezia, fate attenzione a non fissare per troppo tempo la bellissima polena Atalanta. Perché? Perché vi farà innamorare e poi impazzire. E se succedesse non sareste i primi. Secondo quanto si racconta, infatti, la bellezza di Atalanta ha già fatto alcune vittime in passato.

Atalanta: ripescata dalle acque per far impazzire gli uomini

Da dove arrivi Atalanta nessuno lo sa con precisione. La polena fa la sua comparsa nel 1866, quando il capitano della cannoniera Veloce la ripesca dalle acque dell’oceano Atlantico, senza poter raccogliere alcuna informazione circa la nave cui appartenesse in origine
Fu proprio il capitano della cannoniera Veloce a dare alla scultura il nome di Atalanta e a consegnarla – una volta sbarcato – al Museo Navale di Genova, da dove venne trasferita nel neonato Museo Navale della Spezia nel 1870.
E proprio nel museo spezzino inizia la maledizione di Atalanta

La polena Atalanta, tanto bella da uccidere

Fu il custode del museo il primo a rimanere vittima dell’incredibile fascino di Atalanta. Si racconta infatti che l’uomo, che per lavoro incrociava ogni giorno i proprio occhi con quelli della polena, si innamorò perdutamente della statua. Iniziò a rimanere per ore e ore fermo a guardarla, fino a impazzire. Distrutto da quell’amore impossibile, l’uomo finì per impiccarsi di fronte alla polena.
Non più felice fu la sorte del giovane falegname cui fu affidato l’incarico di restaurare la statua lignea. Dopo quindici giorni trascorsi chiuso nel laboratorio con la polena Atalanta, l’uomo fu ritrovato ai piedi della polena con un coltello piantato nel cuore. Nelle mani del falegname un biglietto in cui spiegava come a spingerlo al suicidio fosse stata la folle passione scatenata in lui dalla polena.

“Nessuna donna è come te, Atalanta, per questo ti sacrifico la mia vita”

“Poiché nessuna donna all’infuori di te può darmi la vita che sogno,o Atalanta, io sacrifico a te la mia vita” questo è il biglietto che fu trovato di fianco al corpo di un soldato tedesco, la terza vittima del folle amore per la polena Atalanta.
Il soldato, di stanza alla Spezia, vide la statua esposta nel Museo e se ne invaghì a tal punto da rubarla e nasconderla nell’appartamento in cui viveva. Da quel momento nessuno lo vide più in giro, fino a che due settimane dopo un suo commilitone sfondò la porta della casa, trovandolo morto di fronte alla statua.
La lettera d’addio non lasciava dubbi: era la terza vittima della bellissima (e maledetta) polena Atalanta.

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