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Sulle orme di Dante, là dove ‘l sì suona

L'anno delle celebrazioni per il 7° centenario della morte di Dante Alighieri è ormai alle spalle, ma il sommo rimane un'affascinante guida alla scoperta della penisola. Ecco la nostra idea per un percorso dantesco in Italia


Il cammino dantesco progettato tra Emilia e Toscana per far conoscere le tappe più importanti della storia dantesca e altre iniziative di associazioni e musei in tutta Italia sono importanti lavori di ricerca storica e artistica su Dante.
La nostra proposta di percorso dantesco è per noi un modo di ricominciare a parlare delle attività esperienziali in Italia dopo un lungo periodo di riflessione e di preparazione nell’attesa forzata del Covid, e di partire come sempre da casa nostra – la Lungiana che ospitò Dante come paciere – per unirci ad altri territori italiani accomunati dalle tracce dantesche.

La statua di Dante a Mulazzo, opera di Arturo Dazzi

“Orma di Dante non si cancella”: così recita un’epigrafe nella città di Sarzana, risalente al 1906, anno delle celebrazioni per il sesto centenario della venuta in Lunigiana di Dante.

Perché Dante veniva in Lunigiana a lasciare il segno indelebile della sua presenza così determinante?
Era la sua opera di diplomatico che lo portava nel 1306 qui, per la precisione a Castelnuovo, per preparare e siglare poi il 6 ottobre di quell’anno la lungamente attesa pace tra il Vescovo Conte della città di Luni e i marchesi Malaspina che rappresentava. Un’opera ritenuta nobile, teorizzata più tardi nel trattato De Monarchia e che forse in Lunigiana Dante concepì come il suo “lavoro”, ospitato nei feudi delle casate che lo supportavano e che Dante riteneva meritevoli.

Il Castello di Castelnuovo, luogo della Pace del 6 Ottobre 1306

La Lunigiana è, dopo Firenze e Ravenna che ne sono i luoghi di nascita e morte, l’unica regione in cui la presenza di Dante è provata da numerosissimi documenti ufficiali. L’archivio di Stato della Spezia conserva i documenti notarili rogati nel 1306 dal notaio Giovanni Parente di Stupio, in occasione del passaggio del Sommo Poeta in Val di Magra.

La Lunigiana era governata dalla famiglia Malaspina che, di fatto, la formò con la fortificazione di numerosi borghi derivati dalla città romana di Luni tra il mare e il passo della Cisa. A capostipite della prestigiosa famiglia, celebrata con lodi eccezionali da Dante a chiusura del Canto VIII del Purgatorio, era l'”Antico”, Corrado Malaspina, genero di Federico II – ne sposò la figlia Costanza – ghibellino e servitore fedele dell’Imperatore che operò la scissione dei due rami della casata Malaspina, il Ramo secco e il Ramo fiorito, che strategicamente si spartivano entrambe le posizioni politiche.


Fu però il figlio Franceschino di Mulazzo, rappresentante del Ramo Secco, ad ospitare più spesso Dante, fu lui a delegare il prestigioso testimone per la pace con il Vescovo di Luni. Ed è proprio Mulazzo che raccomandiamo come tappa lunigianese del nostro piccolo Percorso Dantesco in Italia. Qui si può visitare la base poligonale della Torre degli Obertenghi di epoca dantesca, vicina ala quale si trova un edificio probabilmente erroneamente identificato come la Casa di Dante. Lì vicino una bella statua dedicata al poeta, mentre in un’antica casa torre del XIII secolo si trova il Centro Lunigianese di Studi Danteschi, al quale si deve tra l’altro l’ideazione della Via Dantis che si dipana nel centro storico, un itinerario in nove Stazioni contrassegnate da lastre in marmo, per otto Canti della Divina Commedia. Il percorso può essere effettuato con la guida di uno studioso del centro e da alcuni musicisti, per un’esperienza dantesca davvero interessante.

Ma se Mulazzo è certamente un centro storico dantesco molto importante, tutta la Lunigiana malaspiniana è un viaggio nell’Italia dantesca, e nelle strade dei suoi borghi antichi, nei suoi castelli così magnifici, è facile immaginarsi nei panni di Dante, e ricercare come lui la pace, anche se meno storica, nella tranquillità delle sue vallate.


Dante in Casentino, soldato in prima linea nella battaglia più importante

Mossono le insegne al giorno ordinato i Fiorentini, per andare in terra di nimici: e passarono per Casentino per male vie; ove, se avessono trovati i nimici, arebbono ricevuto assai danno: ma non volle Dio. E giunsono presso a Bibbiena, a uno luogo si chiama Campaldino, dove erano i nimici: e quivi si fermorono, e feciono una schiera. I capitani della guerra misono i feditori alla fronte della schiera; e i palvesi, col campo bianco e giglio vermiglio, furono attelati dinanzi. Allora il Vescovo, che avea corta vista, domandò: “Quelle, che mura sono?”. Fugli risposto: “I palvesi de’ nimici”.

È la cronaca di Dino Compagni della Battaglia di Campaldino, evento chiave della storia italiana medievale per l’affermazione del potere di Firenze sulla Toscana. Era l’11 Giugno 1289 e sul campo della piana casentinese si affrontavano in senso più ampio l’ideale guelfo e quello ghibellino, in uno scontro in realtà difficilmente inquadrabile in senso geografico, divampava in modo esacerbante in tutta Europa. Nelle parole di Compagni, possiamo vedere descritte anche le azioni di Dante ventiquattrenne, che si trovava proprio tra i “feditori”. Combattevano ancora i soldati cittadini, e non professionisti o mercenari, e Dante Alighieri ventiquattrenne in seguito racconterà della battaglia come di un evento traumatizzante. Dante combattè in prima linea tra le fila vincitrici dei guelfi guidati da Corso Donati, con i feditori e protagonisti dello scontro più diretto e violento con lo schieramento ghibellino.

Tra le dolci colline del Casentino, così ricche di storia e bellezza, dove la piana di Campaldino si apre ai piedi del borgo di Poppi, la battaglia descritta nelle parole del Sommo nel Quinto Canto del Purgatorio, e nelle tante rappresentazioni artistiche si può facilmente immaginare in tutta la sua impressionante grandezza. La piana è infatti libera allo sguardo da costruzioni, al suo centro si trova la Colonna di Dante a ricordo dell’evento, e una serie di sagome in ferro di cavalieri in corsa sui loro cavalli rendono tutta la scena davvero suggestiva.

Ma in Casentino Dante tornò da esule più volte, ospite della famiglia Guidi che presero a cuore le sue sorti. Quasi certamente fu ospitato nei castelli di Romena, Porciano e di Poppi. Nel complesso il Casentino è davvero ricco di suggestioni dantesche. Nel castello di Romena, per esempio, si può rievocare la storia di Mastro Adamo di Brescia, falsario per conto della Famiglia Guidi proprio tra le mura della fortezza e per questo condannato al rogo dai fiorentini. Viene ricordato in uno dei passi più tragicomici della Comedia.

Dante a Ravenna, dove ‘l Po discende per aver pace co’ seguaci sui.


Ravenna è una città molto importante nella biografia di Dante e per la composizione della Comedia. La città ha molti luoghi che ne evocano la presenza e ne celebrano la grandezza, su tutte la tomba e l’antichissima Basilica di San Francesco alle sue spalle, nella quale si svolsero i funerali, perché proprio nella città romagnola Dante si spense nella notte tra il 13 e 14 settembre 1321, probabilmente per le febbri malariche contratte tempo prima a Venezia.

L’attiguo Quadrarco di Braccioforte è una piccola oasi di pace della cosiddetta Zona del Silnezio area della città legata indissolubilmente alla memoria del Sommo Poeta. In quest’angolo che la tradizione vuole prenda il nome da due fedeli che qui prestarono giuramento invocando il “braccio forte” di Cristo, in diversi momenti storici le spoglie del Sommo vennero spostate dai frati per essere preservate da possibili pretendenti, i fiorentini su tutti. Museo Dante e Casa Dante completano il percorso e il tributo della città al poeta.



Di Ravenna è Francesca, personaggio molto importante nella Commedia, le sue parole sono le prime ascoltate da Dante nel suo pellegrinaggio negli inferi, ed evocano poeticamente proprio la città natale.

Siede la terra dove nata fui su la marina dove ‘l Po discende per aver pace co’ seguaci suoi

Dante, Inferno V

A Ravenna Dante fu ospite di Guido Novello Da Polenta, al governo della città dal 1316 al 1322 che gli diede un’abitazione di cui non si conosce l’esatta ubicazione, permettendogli di trascorrere insieme ai figli Pietro, Jacopo e Antonia un periodo felice, di studio e di scrittura al termine del sofferto esilio. Qui compose le Egloghe, dove si nominano i seguacu devoti che lo circandarono a Ravenna, e terminò la stesura della Comedia.
Il Boccaccio, primo biografo di Dante narra il ritrovamento da parte del figlio Pietro degli ultimi 13 Canti della Comedia, in una nicchia della casa, come rivelatogli in sonno dal padre.

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# percorso dantesco in Italia
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