Sulle tracce degli antichi liguri: da Pignone un sentiero ad anello semplice e affascinante

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Dati tecnici

Difficoltà: semplice
Dislivello: 135 metri circa
Segnavia: 556, poi 556v (si chiama anche Anello del Benessere. Significa Circuito del Benessere)
Periodo consigliato: tutto l’anno purché sia bel tempo
Durata: 1 ora e mezza
Suggerimenti: il sentiero escursionistico è molto adatto anche alla mountain bike

Tra i tanti sentieri di Pignone quello del Monte Castellaro ha un fascino millenario

L’Italia di questi tempi è diventata un semaforo: siamo rossi, arancioni o gialli. Nelle giornate in cui la Liguria è stata zona arancione, accompagnata dal mio fidanzato-coresidente, mi sono avventurata nei sentieri che si snodano nel cuore della Val di Vara, nei pressi del comune dove abito io. Per staccare dallo smart working e respirare un po’ di aria fresca, lontana dagli assembramenti e con la mascherina nello zaino ho deciso di intraprendere un’escursione semplice ma a stretto contatto con la natura e ricca di storia. Il percorso, segnalato con il numero 556 (poi 556v), parte da Pignone e arriva fino al Monte Castellaro, la collina in cui sono stati ritrovati alcuni reperti risalenti alle antiche popolazioni liguri.

Il sentiero è breve e piacevole e proprio per questo si presta bene per essere percorso anche con i bambini purché si presti attenzione in salita e in discesa: il terreno infatti è umido e a tratte coperto dal muschio. Una passeggiata per grandi e piccini alla scoperta delle origini della popolazione del nostro territorio.

Come raggiungere Pignone

Il miglior modo di raggiungere il paese è in auto. Partendo da La Spezia si imbocca il traforo in direzione Riccò del Golfo (Via Aurelia). Superato quest’ultimo, all’altezza di Pian di Barca ci sarà la deviazione sulla sinistra per Pignone. Il paese si trova a circa 17 km da La Spezia e la strada, pur essendo piena di curve, è ben segnalata.
Partendo da Levanto o Monterosso si risale il Colle di Gritta per poi seguire le indicazioni. Da questi 2 borghi Pignone dista circa una quindicina di chilometri.
Si può lasciare l’auto sulla strada, c’è un ampio parcheggio libero di fronte all’entrata del centro storico.

Pignone: un antico crocevia tra la costa e l’entroterra

Il borgo ha origini antichissime, infatti il primo nucleo abitativo, rinvenuto proprio sul monte Castellaro sopra pignone, risale all’Età del Bronzo e del Ferro. Proprio per via di questi ritrovamenti la zona è diventata sito di interesse comunitario a partire dal 2000. Altri reperti ora nel museo del Castello San Giorgio di La Spezia risalgono alla popolazione degli antichi Liguri.
In seguito, sotto i romani, Pignone rappresentò un ottimo punto di sosta nella via che collegava l’attuale Sestri Levante con Velleia, nei pressi dell’appennino piacentino. Il primo documento in cui compare Pignone risale a poco dopo l’anno 1000 e lo ricollega alla chiesa tutt’ora esistente di Santa Maria Assunta. Nel 1149 invece in una bolla pontificia di Papa Eugenio III viene ampiamente descritto il borgo rurale prima dedito al culto pagano, poi divenuto cristiano.
Il paesino passò dalle mani dei Malaspina a quelle dei conti di Luni, a quelle dei Fieschi (che apportarono delle migliorie nella viabilità e ricostruirono la pieve di Santa Maria Assunta)  per poi finire sotto la Repubblica di Genova, precisamente nel Capitaneato di Levanto.
Pignone ospitò nel 1312 Arrigo VII re di Lussemburgo, scortato dal cardinale Luca Fieschi e 1500 soldati, durante il suo viaggio per essere incoronato imperatore a Roma.
Durante il periodo napoleonico la sede comunale venne trasferita a Casale, per poi tornare a Pignone durante il regno sabaudo.
Più recentemente il borgo, così come altri centri abitati della Val di Vara, fu un importante luogo di commercio. Infatti i sentieri e le antiche mulattiere venivano utilizzati per trasportare prodotti da e verso la costa: l’olio, il sale e i prodotti ittici venivano scambiati con prodotti agricoli (in maniera particolare patate, mais e fagioli) e carne da macello.
Pignone è stato il primo borgo della Val di Vara ad ottenere la bandiera per lo slow food. Infatti celeberrimi sono i prodotti che provengono dai territori di questo comune, in maniera particolare le patate, i fagioli e le salsicce, entrambe trattate e lavorate secondo metodi tradizionali.
Nel 2011 Pignone fu terreno dell’alluvione che colpì Val di Vara, Cinque Terre e Lunigiana. In questo borgo infatti, oltre a danni ad abitazioni e attività commerciali , per via dell’esondazione del torrente crollò il ponte medievale.
Il centro storico del paese di sviluppa intorno alla loggia comunale in piazza Marconi da dove si snoda una serie di carugi con tipiche case colorate, sul letto del torrente Pignone da cui il paese prende nome. Da non perdersi l’antico acquedotto del ‘500 a circa una decina di minuti a piedi dal centro storico.

Una salita incastonata nelle verdi rocce

Lasciando la macchina nel parcheggio sulla statale Via Monti abbiamo imboccato, tra i vari sentieri intorno a Pignone, la salita che si trovava dall’altro lato della strada, il sentiero numero 556. La prima cosa che si incontra subito dopo qualche minuto di marcia è la Grotta del Castellaro. Questa cavità di origine carsica, profonda circa una ventina di metri è popolata da una colonia di pipistrelli e da alcuni esemplari di geotritone. A parte l’atrio anteriore noi abbiamo trovato la grotta chiusa da un cancello, probabilmente sono possibili delle visite solo in determinate occasioni oppure la situazione sanitaria attuale ha messo in stand-by le visite. Comunque abbiamo apprezzato i cartelli esplicativi messi a disposizione dal Comune di Pignone. Proseguendo lungo la prima parte del sentiero, che si snoda incastonato tra le rocce ricoperte di muschio, abbiamo avuto la sorpresa di ammirare dei muretti a secco realizzati a partire dal XVI secolo. Infatti il paesaggio in quest’area, come nella maggior parte delle zone liguri, è stato modificato dall’uomo per poter essere sfruttato dal punto di vista agricolo. Inoltre ho appreso, documentandomi su internet e dai cartelli messi a disposizione dal comune di Pignone, che il sentiero in questo caso era un’antica mulattiera e veniva sfruttato per il commercio con i paesi costieri. 
Dopo circa una mezz’ora di salita ci siamo lasciati per un attimo alle spalle il bivio per rientrare a Pignone chiudendo il sentiero ad anello e abbiamo proseguito per arrivare alla cima della del Monte Castellaro di Pignone, allungando così di una mezz’ora il percorso.
Ma questa deviazione è stata per me la parte più bella del sentiero. 

L’atmosfera mistica e millenaria del Monte Castellaro

Proseguendo, subito dopo il bivio, abbiamo avuto modo di trovare i resti di quello che probabilmente era un tempio o un luogo di culto degli antichi Liguri, costituito da rocce in cerchio davanti ad un masso più grande.
Arrivati alla vetta del Monte Castellaro (che in realtà è una collina alta circa 325 metri) il sentiero ci ha portati in un punto panoramico da cui il borgo di Corvara si è aperto ai nostri occhi regalandoci una vista meravigliosa.

Andando ancora avanti abbiamo trovato un cartello esplicativo e delle rovine risalenti a tempi antichissimi. Abbiamo appreso che la struttura, di cui sono solo rimasti la pianta e un accenno di muri, lunga circa 10 metri un tempo forse anch’essa era adibita a cerimonie religiose. Sono stati trovati all’interno inoltre frammenti di fornelli, materiale per la tessitura e anche una moneta risalente al I secolo a.C. Questi reperti sono oggi conservati al museo civico archeologico Ubaldo Formentini presso il Castello San Giorgio a La Spezia.
Questa rovina degli antichi liguri si trova in un suggestivo bosco, completamente immersa nel verde e circondata da terrazzamenti sorretti da muretti a secco, che io ho trovato unici e interessanti perché in questo caso la natura è diventata un tutt’uno con l’opera dell’uomo a tal punto che risulta complicato trovare il confine tra ciò che è stato costruito e quello che già esisteva.
Qui si respira la storia di un popolo millenario ed è proprio qui che sono riuscita a rilassarmi completamente a tal punto da dimenticare per un attimo la situazione attuale, la mascherina e la preoccupazione. C’è chi dice che in questo posto sono presenti delle energie mistiche ed esoteriche. Io, che sono una persona razionale e diffidente, ho trovato un’ottima occasione per evadere lo stress immaginando come nel corso dei secoli le popolazioni si sono susseguite, sfruttando il territorio per coltivare, allevare bestiame e commerciare e per un momento ho desiderato di avere una macchina del tempo per vivere questa realtà.

Una piacevole discesa immersa nel verde

Lasciandoci alle spalle la vetta del Castellaro abbiamo fatto marcia indietro e siamo ritornati sui nostri passi, fino a tornare al bivio (556-556v). In realtà il sentiero condurrebbe addirittura al Monte Cravadora per poi riallacciarsi all‘Alta Via delle Cinque Terre, ma questa volta abbiamo optato per un percorso più tranquillo e accessibile. Al bivio abbiamo imboccato il sentiero 556v per ritornare verso Pignone, completando il giro ad anello.
Percorrendo questa via, leggermente più lunga rispetto alla salita, la discesa risulta più semplice e graduale, sono presenti delle tratte in piano e in leggera salita.
Anche in questo caso sono presenti muretti a secco e terrazzamenti e, verso la seconda metà della discesa, il sentiero è incastonato tra rocce ricoperte di folto muschio. Gli ultimi metri del percorso sono ricongiunti alla tratta iniziale numero 556 e ci siamo ritrovati nei pressi della Grotta del Castellaro, a pochi minuti da dove abbiamo lasciato la macchina.

Purtroppo più che un giro per il borgo non abbiamo potuto fare, data la situazione sanitaria attuale. Però consiglio vivamente di cogliere l’occasione, quando sarà possibile, per una sosta per un pranzo o una cena a base di prodotti autoctoni nello storico ristorante di Pignone.

Consigli:

scarponi da trekking, soprattutto nei mesi autunnali e invernali il terreno piò diventare scivoloso
borraccia con acqua
-abbigliamento termico stratificato
repellente per zanzare e zecche nei mesi estivi
-informarsi bene riguardo ai giorni di caccia nei mesi autunnali e invernali

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